Claudio Traina
Ringraziamo Luciano Traina, fratello di Claudio, che ci ha raccontato la vita ed il tragico giorno della strage di via D’Amelio.
“L’angelo custode che amava la pesca”
di Emiliano Poli
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Claudio è uno di quei ragazzi che vengono definiti “gli uomini della scorta”, quando le persone comuni ricordano la strage di Via D’Amelio.
Claudio quel giorno era lì per compiere il suo lavoro; proteggere il Giudice Paolo Borsellino. Conosciamo molto della vita del Giudice ma poco delle altre persone che quel 19 luglio 1992 persero la vita per mano della mafia.
E’ grazie alle parole di Luciano, fratello di Claudio Traina che racconteremo qualcosa della sua vita e di quel tragico giorno.
Luciano, fratello maggiore di Claudio, è un ispettore di Polizia in pensione. E’ forse per questo che meglio di altri può raccontare cosa significa fare il poliziotto a Palermo. Chi meglio di lui può raccontarci l’aria che si respirava in quegli anni, cosa significava varcare la porta della squadra mobile di Palermo. Luciano entra in polizia nel 1972. Nel 1985 dopo molti anni passati alle volanti di Milano, viene trasferito su sua richiesta a Palermo. Ha un fratello più piccolo. Si chiama Claudio ed anche lui dopo il militare fatto nell’aeronautica decide di entrare in polizia. Fa il suo stesso percorso; scuola di Polizia ad Alessandria, squadra volanti a Milano e poi il trasferimento, come da sua richiesta a Palermo. E’ il 1990 e Claudio decide di farsi assegnare all’ufficio scorte.
I sentimenti di Luciano sono un misto tra disapprovazione ed orgoglio per la scelta fatta dal fratello. Sa bene che quel lavoro è rischioso ma è convinto che ognuno sia libero di prendere la sua strada e che poi il destino farà la sua parte. Proprio quel destino che farà perdere la vita a Claudio a soli 27 anni.
E’ la mattina del 19 luglio. Claudio e Luciano decidono di andare insieme a pesca. E’ una passione che li accomuna e che una volta il mese consente loro di svagarsi e stare un po’ insieme senza parlare di lavoro. Alle 12 la pesca però deve finire perché Claudio entra in servizio alle 15. Luciano e Claudio si danno appuntamento per la sera dalla madre per mangiare il pescato.
Intorno alle 17 Luciano è pronto per uscire quando riceve la telefonata dalla madre. E’ preoccupata e molto agitata. Al telegiornale danno la notizia di una strage avvenuta a Palermo. Luciano non si scompone e tranquillizza la madre. Che c’entra Claudio? Perché unire la notizia della strage alla paura per Claudio?
Luciano chiama il 113 e facendosi riconoscere come l’Ispettore Traina chiede cosa sia successo. L’agente che risponde comunica a Luciano che c’è stato un attentato nel quale è rimasto coinvolto il giudice Borsellino ed i ragazzi della scorta. Alla domanda “chi sono i ragazzi?” l’agente ha un attimo di esitazione. Sa bene di avere dall’altra parte del telefono il fratello di uno degli agenti coinvolti e preferisce dire che non conosce i loro nomi. Si dirige verso l’ufficio scorte e quando arriva, l’immagine che si presenta davanti ai suo occhi è devastante. Tanti gli agenti in lacrime e completamente stravolti. Chiede ad una collega che non conosce e che vede per la prima volta cosa sia successo. L’agente racconta tutto a Luciano, compresi i nomi dei colleghi coinvolti, inconsapevole di trovarsi di fronte il fratello di Claudio. Immediatamente si dirige in via D’Amelio. Sono le ore 18 ed è passata appena un ora dal momento dell’esplosione. La scena che si presenta davanti ai suoi occhi è indescrivibile. Si rende subito conto che non c’è niente da fare. Ciò che vede davanti a se non lascia spazio a nessuna speranza ed allora il primo pensiero è quello riunire la sua famiglia, sua cognata ed il nipotino.
Luciano rimane tutta la notte all’obitorio. Ricorda piacevolmente e con grande affetto Antonino Caponnetto ed il suo essere padre di tutti.
Il Dott. Milone, il preposto delle autopsie, conosce Luciano. In quell’obitorio si incontravano spesso per lavoro. Il medico prende per un braccio Luciano per cercare insieme di riconoscere le vittime. Solo Paolo Borsellino ed Agostino Catalano sono riconoscibili. Gli altri, compreso Claudio, non lo sono più.
Da quel momento il pensiero di Luciano è rivolto alla ricerca della verità.
Troppi i lati oscuri in questo attentato, come in quello di Capaci. Tante le cose da chiarire. Qualcuno può pensare che Luciano sia pentito della scelta di vita che ha fatto. Ma è proprio questo ciò che colpisce di più delle sue parole. Luciano chiede giustizia ma non rinnega la scelta che ha fatto, non rinnega la sua appartenenza allo Stato per il quale ha lottato ed ha perso un fratello.
Questo l’esempio che Luciano da a tutti noi. Sta a noi continuare a lottare per la verità.
Emiliano Poli
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