Valentina Terracciano

When:
12 novembre 2013 all-day
2013-11-12T00:00:00+01:00
2013-11-13T00:00:00+01:00

 

 

Valentina Terracciano

 
Il 12 Novembre del 2000, Valentina Terracciano viene uccisa a Pollena Trocchia (NA) mentre si trova nel negozio dello zio, Fausto Terracciano. Con lei sono pure la madre e il padre i quali restano lievemente feriti. In realtà l’obiettivo dell’agguato di Camorra era il fratellastro di Fausto, Domenico Arlistico, ma l’introvabilità dell’uomo spinge i sicari a colpire un suo congiunto, lo zio di Valentina appunto, compiendo cosi una “vendetta trasversale”. La bambina verrà colpita da diverse pallottole alla testa e morirà dopo un giorno di agonia all’ospedale.

 

Fonte: familiarivittimedimafia.com

12 novembre 2000 – Valentina Terracciano
Applausi e fiori bianchi ai funerali di Valentina

Pollena Trocchia (NA). Un orsacchiotto di peluche con un nastrino rosso al collo e un piccolo telefonino finto di plastica gialla. sulla bara di Valentina c’erano i suoi giocattoli preferiti. Gli oggetti più cari a una bambina di due anni che, per un caso criminale, è finita in un feretro bianco tra la commozione e gli applausi strazianti della gente del suo paese.
I funerali della piccola Valentina Terracciano, morta in seguito alle ferite riportate in una sparatoria a Pollena Trocchia domenica scorsa, si sono svolti oggi nel pomeriggio. La chiesa di San Giacomo Apostolo era colma di fiori bianchi e confertti, come si usa a Napoli per i funerali dei bambini.
All’arrivo della bara, un lunghissimo applauso: nella piazza antistante la chiesa c’erano un migliaio di persone. Oggi. a Pollenma Trocchia, era stato proclamato il lutto cittadino. E davanti al paese il parroco Giuseppe Cozzolino non ha usato parole di circostanza: “Tutti – ha detto – abbiamo preso parte e siamo responsabili della sua morte, nessuno escluso. Dobbiamo rendere conto a Dio del suo sangue. Dobbiamo onorare la memoria di Valentina- ha continuato – non deluderla”.
Poi, facendo riferimento alla decisione dei familiari di donare le cornee della bambina, don Giuseppe Cozzolino ha aggiunto. ” Quegli occhi dovranno vedere un mondo migliore”. alla fine, poco prima di dare la comunione, ha detto: ” Avvicinatevi alla comunione solo se non nutrite sentimenti di odio. Avvicinatevi solo con sentimenti di pace.”
Ma oggi a Pollena Trocchia era anche il giorno della vendtta. Forse qualcuno ha creduto di aver fatto giustizia, onorando a suo modo quel piccolo feretro bianco. Alla fine della cerimonia il padre di Valentina non ha voluto commentare l’assassinio dei presunti killer uccisi a Terracina, in un vero e proprio agguato camorristico. “Come fate a parlare di killer?” – ha detto Raffaele Terraciano rispondendo ai giornalisti – Quella era una rapina, solo una rapina. Non so niente di quello che dite, dovete parlarne con gli investigatori”.
Diverso il commento del sindaco di Pollena Trocchia, Giacomo Scognamiglio: “Ci troviamo in una situazione di estremo disagio – ha dichiarato – lo Stato non riesce ad avere il controllo della situazione. Non è più sufficiente rafforzare la presenza delle forze dell’ordine”.

 

Fonte: vittimemafia.it

Articolo del 18 Novembre 2000 da repubblica.it

Aveva già fatto uccidere un bimbo il mandante del killer di Valentina

NAPOLI – Uccidono “per sbaglio” i bambini, ma escono di galera per decorrenza termini. Forse, il presunto mandante dell’omicidio di Valentina Terraciano, aveva già fatto ammazzare un bimbo. Si chiama Giuseppe Castaldo, ha 37 anni, fa parte del clan degli Orefice che combattono da tempo una lunga e sanguinosa guerra contro i Marchese. I pm Carmine Esposito e Antonio D’Amato, della Direzione antimafia di Napoli lo hanno accusato di associazione di stampo mafioso e di alcuni omicidi. In serata il ministro della Giustizia Piero Fasssino è intervenuto chiedendo tutta la dosumentazione sul caso. “Il fatto che boss della camorra possano circolare liberamente è gravissimo in sé”, ha detto il ministro Fassino. E ha aggiunto: “Innanzitutto ho ritenuto necessario chiedere ai miei uffici di acquisire informazioni sui fatti, sulle ragioni che hanno portato a queste scarcerazioni e sulle eventuali altre misure cautelari adottate”. Sono le parole che danno di fato il via all’apertura di un’inchiesta ministeriale.

Ecco la ricostruzione dei fatti secondo i magistrati. Nel novembre del 1995, mentre era in carcere, Castaldo avrebbe ordinato ai suoi killer di giustiziare un certo Giuseppe Averaimo, cugino del boss Antonio Marchese. L’agguato avvenne a Somma Vesuviana dove Averaimo aveva un banchetto di sigarette di contrabbando. Pure quella volta, gli assassini spararono a casaccio, ammazzarono il loro obiettivo ma colpirono anche il piccolo Gioacchino Costanzo, due anni e mezzo, che era su un auto parcheggiata lì vicino.

Della morte di questo bambino, Castaldo (che nel giorno di quell’omicidio era in carcere) è imputato davanti alla corte d’Assise. Ma il 15 luglio scorso, è stato scarcerato per decorrenza termini. Anche l’esecutore materiale di quei delitti, Nicola Mocerino era uscito di galera quest’estate per lo stesso motivo. La Dda di Napoli lo ha riarrestato il 17 ottobre perchè accusato per l’omicidio di un altro camorrista.

La stessa procura, il 3 novembre scorso, aveva chiesto di nuovo l’arresto per Castaldo per tenerlo comunque in carcere anche per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Ma il gip non ha ritenuto necessaria la custodia cautelare in carcere. Su questa vicenda c’è un ricorso alla Corte di Cassazione.

Anche il boss Eduardo Contini, ritenuto dagli investigatori ai vertici dell’organizzazione criminale denominata Alleanza di Secondigliano, era stato scarcerato per decorrenza dei termini nei giorni scorsi. Anche in questo caso la procura aveva presentato un ricorso alla Corte di Cassazione contro la scarcerazione, che la Consulta, tuttavia, non ha ancora esaminato.
 

Fonte: corriere.it

La camorra colpisce gli assassini di Valentina
Agguato vicino a Roma: due morti, feriti i loro complici. uno degli obiettivi: sì, ho ucciso la bambina. “dovevo ammazzare solo il padre, e’ stat una disgrazia”

La camorra colpisce gli assassini di Valentina Agguato vicino a Roma: due morti e altrettanti feriti. Uno degli obiettivi: sì, ho ucciso la bambina CERVETERI (Roma) – Via Macchia della Signora, una stradina che da asfaltata diventa bianca e scoscesa. Un cartello di divieto di transito sforacchiato avverte che possono passare solo i «titolari di attività interne». Tutti quei fori di pallettoni ricordano che non siamo in una zona da picnic. Nella notte tra mercoledì e giovedì questa stradina poderale che finisce nel nulla, immersa tra i boschi e i vigneti che si stendono tra Cerveteri e Ceri, due paesi del litorale romano, si è tramutata nell’ ultimo mattatoio della camorra ospitando un sanguinoso regolamento di conti nato alle pendici del Vesuvio. Il clan Veneruso, che aveva ordinato l’ agguato mortale di Pollena Trocchia in cui, domenica scorsa, ha perso la vita la piccola Valentina Terracciano di due anni, ha «giustiziato» l’ altra notte il gruppo di fuoco che aveva sbagliato. Gli uomini da colpire erano quattro, tutti originari di Somma Vesuviana, con alle spalle una lunga sfilza di precedenti. Si erano rifugiati a Ladispoli. Sono stati attirati in trappola e liquidati: prima due che, dopo aver ricevuto un colpo alla nuca, sono stati gettati dentro un pozzo di origine romana profondo una trentina di metri. Si tratta di Carmine De Simone, 24 anni, e di un altro camorrista indicato come Ciro, che ieri a tarda sera non era stato ancora identificato. Poi, di lì a poco, è toccato agli altri due componenti del commando, i due motociclisti esecutori materiali dell’ agguato omicida contro la piccola Valentina, ma qualcosa è andato storto e i due bersagli sono riusciti ad evitare l’ esecuzione: il ventitreenne Ciro Molaro, raggiunto da un paio di colpi di pistola che l’ avevano colpito di striscio a un occhio e ad un braccio, è finito in un lago di sangue; Pasquale Fiorillo, suo coetaneo, ferito meno gravemente alla testa con il calcio di una pistola, è riuscito invece a farsi passare per morto per poi fuggire attraverso la boscaglia e trovare soccorso dopo una marcia di tre chilometri. «Mi ha suonato alla porta verso le dieci di sera – ha riferito un ex calciatore di serie A che ha visto nel videocitofono della sua villetta la faccia terrorizzata del giovane – . Mi chiami un’ ambulanza, ha detto, sono ferito. L’ ho fatto e poi, attraverso il cancello, gli ho dato uno straccio con cui asciugarsi il sangue che gli colava dalla testa. Gli ho passato anche una bottiglia d’ acqua». Un vicino, custode della necropoli etrusca, vedendo che non arrivava il mezzo del 118, lo ha caricato sulla propria auto portandolo al Pronto Soccorso di Ladispoli. Poi, il ferito è stato trasportato all’ ospedale di Bracciano, munito stavolta di posto di polizia, dove è scattato finalmente l’ allarme che ha portato i carabinieri a scoprire la mattanza avvenuta in via Macchia della Signora e a recuperare, oltre ai due cadaveri e al ferito, anche una pistola 7,65 gettata per terra. Subito dopo sono scattate indagini su tutto il litorale romano alla ricerca di favoreggiatori che in serata si sono trasformate in due fermi a Ladispoli. Intanto in una cameretta al secondo piano dell’ ospedale di Bracciano i due feriti, interrogati dai magistrati della Dda di Napoli e Roma, si sono visti contestare il fermo per concorso in omicidio. «La bambina è stata una disgrazia – avrebbero detto i due sopravvissuti -. I nostri però ci avevano detto: non preoccupatevi, non ce l’ abbiamno con voi. Ci hanno portato in vari posti, tra Caianello e Ladispoli. Infine, l’ altra sera ci sono venuti a prendere con una scusa…». Sono saliti su una Ford Mondeo, con alle spalle un’ Alfa 145 piena di camorristi del clan, e sono arrivati in quella radura dove li aspettavano a bordo di una Y10 rossa. L’ auto della mattanza è stata poi ritrovata bruciata a Latina. Paolo Brogi * Più di cento clan, ecco la mappa del terrore CENTO BANDE Sono oltre cento i clan e i gruppi ad essi legati che disegnano la mappa della camorra a Napoli e nella provincia. Un’ area in cui dall’ inizio del 2000 ci sono stati 92 omicidi L’ «ALLEANZA» Il clan più forte è quello di Secondigliano, periferia Nord di Napoli. Un’ «alleanza» tra bande, fino a pochi mesi fa dominata da tre famiglie: Licciardi (Secondigliano), Contini (Vasto-Arenaccia, altro quartiere napoletano), Mallardo (Giugliano, paese dell’ entroterra). Ma recentemente si sarebbe registrata una incrinatura PROVINCIA Nell’ area tra Pollena Trocchia, Cercola, Volla e Sant’ Anastasia, teatro della sparatoria in cui è stata uccisa la piccola Valentina, si fanno la guerra tre clan: quelli delle famiglie Veneruso, Orefice e Sarno * LA CONFESSIONE «Dovevo ammazzare solo il padre, è stata una disgrazia» ROMA – «E i miei amici, dove sono?», domanda il ferito. «I tuoi amici sono morti, Fiorillo – risponde l’ investigatore – , e anche tu ormai sei un cadavere che cammina. Sei fottuto, ormai ti conviene parlare». Il ragazzo – perché è un ragazzo, Pasquale Fiorillo, 23 anni compiuti da pche settimane – ci pensa un po’ , finché non decide di aprirsi: «Va bene, parlo». E svela il retroscena che poliziotti e carabinieri immaginavano già, anche se ancora senza contorni precisi. «Questa storia ha a che fare con l’ omicidio della bambina a Pollena Trocchia – racconta Fiorillo – . L’ ho uccisa io, Valentina, ma è stata una disgrazia. Ci avevano mandato, a me, Molaro e altre quattro persone, ad uccidere i Terracciano. Dovevamo colpire chi trovavamo nel negozio, il padre o lo zio della bambina». Poi però qualcosa è andato storto: nonostante indossassero i caschi, i due Terracciano hanno probabilmente riconosciuto i killer venuti per loro, Fiorillo ha sparato e per sbaglio ha colpito la bambina. Un errore, un brutto errore che il ragazzo doveva pagare l’ altra sera insieme agli altri del commando. Non per fare giustizia di un’ innocente assassinata senza motivo, ma per togliere di mezzo qualche pericolosa testa calda che, lasciata in circolazione, poteva creare altri guai al clan camorristico dei Veneruso, che nei paesi del vesuviano si contende i traffici di droga, sigarette e racket con quello degli Orefice, al quale – secondo gli investigatori – fa capo Raffaele Terracciano, il papà di Valentina. Era lui che doveva morire, e che «per disgrazia» Fiorillo ha lasciato in vita. Ora, all’ ospedale di Bracciano, è proprio Fiorillo – a sua volta lasciato in vita per errore o per qualche altro strano motivo che le indagini dovranno spiegare – a svelare i retroscena di una strage riuscita solo a metà: «Mi hanno colpito in testa un sacco di volte col calcio di una pistola, io sono rimasto immobile a terra, fingendo di essere morto». Quando l’ altra sera, intorno alle 22, carabinieri e poliziotti hanno comunicato ai loro colleghi di Napoli i nomi dei morti e dei feriti della sparatoria di Cerveteri, sono scattati subito i collegamenti con l’ omicidio di Pollena Trocchia. La squadra mobile partenopea teneva da giorni sotto controllo telefoni e movimenti di personaggi legati al clan dei Veneruso, alcuni molto vicini alle vittime dell’ agguato appena avvenuto alle porte di Roma. Discorsi in codice, frasi smozzicate, movimenti strani, qualche persona che scompare improvvisamente da casa: tutti segnali che secondo la polizia davano conto di un clima di agitazione all’ interno del clan, con ogni probabilità legato alla sparatoria di domenica a Pollena Trocchia. All’ ipotesi della rapina nel negozio di fiori dove è morta Valentina, infatti, non ci credeva più nessuno tra gli investigatori. Era una simulazione per nascondere una trappola camorristica che nemmeno il bersaglio predestinato – il padre della bambina uccisa – voleva ammettere. Proprio Terracciano è risultato nei fatti il primo depistatore di indagini che, nonostante l’ omertà, avevano comunque imboccato la pista camorristica. Nelle intercettazioni attivate nell’ ambiente dei Veneruso non c’ erano riferimenti specifici alla morte di Valentina, ma si percepivano richieste di notizie su persone che non si trovavano più a casa loro e su «movimenti» da organizzare. Fiorillo e Molaro si sarebbero «riparati» nel litorale laziale, dove lo stesso capoclan latitante Ciro Veneruso ha trascorso qualche tempo al soggiorno obbligato, solo poche ore prima dell’ agguato dell’ altra sera. Gli altri due invece, quelli uccisi e finiti in fondo al pozzo, erano arrivati prima. Anche loro, a quanto pare, facevano parte del commando di Pollena Trocchia, insieme ad altre due persone: una è già stata fermata in Campania, l’ altra è ricercata, come gli assassini di Cerveteri di cui sempre Fiorillo ha declinato nome e cognome. Ieri sera, dalle perquisizioni che si stanno svolgendo a ritmo forzato, sarebbe saltata fuori la pistola che ha ucciso Valentina: un riscontro importante alle confessioni incassate, per proseguire le indagini e fare definitiva chiarezza su una storia dai contorni ancora incerti; in modo che lo Stato, stavolta, arrivi prima della camorra. Giovanni Bianconi

Brogi Paolo, Bianconi Giovanni

 

 

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